“Stabat Mater”: venerdì sera lirica e organo a Civello

Un appuntamento da non perdere quello fissato per venerdì 9 marzo presso la chiesa parrocchiale di Civello SS. Cosma e Damiano. Già, perché all’interno del Festival Organistico “Parole d’Organo” alle 20.45 le melodie del prezioso organo Nasoni e Gandini si misceleranno armoniosamente con le suadenti voci del soprano Chiara Bratos e del mezzosprano Letizia Scala, creando un’atmosfera unica, tutta da vivere. Sarà un momento di grande raccoglimento, dove il canto della preghiera “Stabat Mater“, risalente al XIII secolo ed attribuita al beato Jacopone da Todi, saprà sicuramente emozionare il pubblico che sin qui sta seguendo numeroso gli appuntamenti del Festival diretto da Mattia Calderazzo.

“Non conosco nessun’altra musica che, come quella di Pergolesi, susciti in me dall’inizio alla fine una tale commozione, e non si sarebbe degni della propria umanità se al suo ascolto si restasse freddi e insensibili”. Johann Adam Hiller
Giovanni Battista Pergolesi (Jesi 4 gennaio 1710 – Pozzuoli 17 marzo 1736)

STABAT MATER
Lo Stabat Mater di Pergolesi è senz’altro uno dei suoi componimenti più famosi, anzi probabilmente il più conosciuto, ma è anche una delle opere musicali più rimarchevoli di tutto il Settecento. In principio lo Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi era un capolavoro assoluto che ha squarciato il firmamento della musica sacra come un vero e proprio fulmine a ciel sereno. «Canto del cigno» di un artista tanto geniale quanto sfortunato ” morì nel 1736 (a soli ventisei anni) stroncato da una forma implacabile di tubercolosi ” ha rappresentato l’irrinunciabile termine di paragone per intere generazioni di compositori, onorato da esecuzioni frequentissime e da un’infinità di copie manoscritte, edizioni a stampa e revisioni.
Lo Stabat mater, per due voci soliste e archi, fu evidentemente scritto in palese concorrenza con il rivale Stabat Mater di Alessandro Scarlatti (che ha lo stesso organico). Un confronto tra le opere mostra però il nuovo e rivoluzionario approccio di Pergolesi al movimento vocale concertante e il suo sviluppo della ‘aria da chiesa: l’opera costituisce soprattutto la prima applicazione alla musica sacra dello stile della sensibilità espressiva.

CHIARA BRATOS, soprano, ha studiato flauto traverso e poi canto, dal 1992 al 1996, con il soprano Margaret Hayward, docente del Conservatorio G. Verdi di Milano. Per un certo periodo si è dedicata a un diverso percorso professionale, per poi riprendere lo studio del canto e l’attività concertistica corale e, più di recente, anche solistica. Si è perfezionata con il tenore Franco Castellana. Ha partecipato a numerose master class di canto corale tenute dal Maestro Antonio Eros Negri sul repertorio classico e barocco, e master class di canto solistico barocco e da camera col tenore Mirko Guadagnini. Ha eseguito numerosi concerti con l’Ensemble Policorale Caecilia, diretto dal Maestro Antonio Eros Negri e con l’Orchestra Antonio Vivaldi diretta dal Maestro Lorenzo Passerini. Sempre diretta dal Maestro Negri canta nella Schola Cantorum del Conservatorio di Como. In queste due formazioni ha eseguito, tra l’altro, Vivaldi (Gloria, Domine ad adiuvandum, Magnificat RV611), Mozart (Requiem), Carissimi (Jonas), Monteverdi (Magnificat Primo, Dixit Dominus), Saint Saens (Oratorio de Noel) e inciso il CD “Echi di cielo in terre lombarde”, con brani di Francesco Spagnoli Rusca e l’inedita Missa pro defuncti di Ignatio Donati. È membro dell’Intende Voci Chorus, diretto da Mirko Guadagnini, con il quale ha eseguito l’opera Amadigi di Gaula di Haendel, al Piccolo Teatro Studio di Milano nel 2016 e, nell’ambito del Festival Liederiadi alla Palazzina Liberty di Milano, Pizzetti (Requiem), Mozart (Requiem), Ramirez (Misa Criolla, Navidad Nuestra). Come solista ha cantato al Festival di Piedicavallo (Monteverdi, Combattimento di Tancredi e Clorinda) e, in numerose occasioni a Como, Lecco e in provincia, Schubert (Messa in sol maggiore, Salve Regina in la maggiore), arie da camera di autori francesi, arie d’opera di vari autori. Nell’ambito del progetto 200.com, produzione AsLiCo, ha eseguito come artista del coro, nell’arena del Teatro Sociale, in apertura del Festival Città di Como: Carmina Burana di Orff, direttore Carlos Chamorro, nel 2013, Cavalleria Rusticana di Mascagni, direttore Jose Luis Gomez, nel 2014, Pagliacci di Leoncavallo, direttore Carlo Goldstein, nel 2015. Sempre con AsLiCo, nel 2015, ha collaborato nell’ambito del progetto Opera Domani e Opera Kids, in qualità di docente di canto nelle scuole d’infanzia, primarie e secondarie inferiori.

LETIZIA SCALA, Mezzosoprano. E’ corista e solista nel Coro Polifonico “Regina Pacis” di Maccio di Villa Guardia, diretta dal 1982 da Don Luigi Savoldelli e, dal 1986, dal M° Gioacchino Genovese. Oltre al repertorio per il servizio liturgico parrocchiale, partecipa a numerosi concerti ed elevazioni spirituali
presso varie basiliche e cattedrali come Como (Duomo e S.Fedele), Crema, Assisi, Pisa, Lucca, Loreto, Roma (S.Maria Maggiore e S.Pietro), Trieste,  eseguendo opere e brani di Mozart, Vivaldi, Bach, Haendel, Palestrina e composizioni del M° G.Genovese. Ha studiato Canto Lirico presso la Scuola di Musica di Villa Guardia con le Maestre Adriana Getlikova e Doina Dinu Palade, ha seguito privatamente lezioni con il tenore Franco Castellana. Ha partecipato a numerose master class di canto corale classico e barocco tenute dal M° Antonio Eros Negri e frequentato varie formazioni corali,
tra le quali l’Ensemble Policorale Caecilia, diretto dal M° Antonio Eros Negri con l’Orchestra Antonio Vivaldi diretta dal M° Lorenzo Passerini e il Coro Laudamus di Nerviano diretto dal M° Andrea Dellavedova. Sta seguendo il corso teorico pratico di canto gregoriano Cantare Antiquus tenuto dal musicologo e gregoriani sta Giovanni Conti e dall’organista gregorianista Riccardo Zoia. Come membro della Schola Cantorum del Conservatorio di Como, diretta dal M° A.E.Negri ha eseguito autori del repertorio barocco quali Mozart, Vivaldi, Monteverdi, Carissimi, F.Spagnoli Rusca, I.Donati. Di questi ultimi due autori ha partecipato all’incisione del CD “Echi di cielo in terre lombarde”, registrato lo scorso anno nella Chiesa di S.Giacomo a Como. Ha partecipato, come artista del coro, al progetto 200.com del Teatro Sociale di Como (produzione AsLiCo) eseguendo: nel 2013 Carmina Burana di C.Orff, Direttore Carlos Chamorro; nel 2014 Cavalleria Rusticana, Regia Serena Sinigaglia, Direttore Jose luis Gomez; nel 2015 Pagliacci di Leoncavallo, regia
Michal Znaniecki, Direttore Carlo Goldstein. Nel 2016, esegue l’opera Amadigi di Gaula con Intende Voci Chorus, diretto da Mirko Guadagnini, portato in scena al Piccolo Teatro Studio di Milano.

MATTIA CALDERAZZO, Organo. È nato a Como nel 1988. Nel 1994 intraprende gli studi di pianoforte con il Maestro Gioacchino Genovese. Dopo
lo studio Pianoforte si accosta allo studio dell’Organo con il m° Marco De Laurentis. Ha collaborato come pianista con l’Orchestra dell’Associazione Musica Insieme di Villa Guardia diretta dal M° G. Genovese. Ha partecipato a diversi corsi tenuti sulla liturgia e sull’accompagnamento e con A. Sacchetti il repertorio di M. E. Bossi. Il suo repertorio comprende oltre trecento autori di ogni epoca e scuola, con particolare attenzione per il periodo  tardoromantico e contemporaneo. Dal 2000 è organista della Chiesa dei SS. Cosma e Damiano di Civello di Villa Guardia e dal 2003 unisce a questo l’impegno come organista della Corale. Dal 2010, collabora come organista alla Chiesa St. Edward’s Anglican di Lugano, come accompagnatore e solista
all’organo e dal 2014 come Organista ausiliario della Cattedrale di Como. Il lavoro sollevò polemiche in patria e all’estero da parte di chi contestava che lo
stile fosse appropriato per un’ opera religiosa. in particolare, da parte del bolognese padre Giovanni Battista Martini, le cui influenti opinioni nella tradizione del contrappunto incitarono alcuni a criticare la partitura di Pergolesi; ma i molti lo trovarono ‘galante’, espressivo e nuovo. Pubblicato a Londra nel 1749, divenne l’opera singola più frequentemente stampata nel XVIII secolo e fu considerata a lungo l’ideale stilistico della musica sacra.
Di grande intensità è ’ultimo quadro dell’opera, raggiunge l’apice assoluto: “Quando corpus morietur, quando il corpo morirà, fai in modo che all’anima sia donata la gloria del Paradiso”. È la sintesi di tutto quello che abbiamo ascoltato fino adesso. L’idea della morte, tutta la prima parte dello Stabat, “fai in modo adesso”, per la prima volta viene usato un tempo futuro. Abbiamo visto il passato, il presente e il futuro: “fai in modo che quando morirò io possa godere della gloria del Paradiso”. Quest’ultimo brano è una invocazione intensissima, è l’uomo salvato, potenzialmente salvato da Cristo, che chiede di poter partecipare alla gloria eterna, con uno struggimento straordinario. Ma la cosa che colpisce di più, è che in realtà l’ultima parola non è neanche questo struggimento, non è neanche la pur straordinaria capacità di domanda, ma è quella parola definitiva, “AMEN”. Questa possibilità c’è, e viene cantata con tutta la voce, come ad assicurare che quella parola, “amen”, è una roccia che non potrà essere scalfita da nulla nella storia, nel passato, nel presente e nel futuro. E sentirete con quanta decisione viene detta quella parola definitiva, che è l’inizio della vita, per tutti.

STABAT MATER
Stabat Mater dolorósa Sostava la Madre addolorata
iuxta crucem lacrimósa, piangendo sotto la croce,
dum pendébat Fílius. da cui pendeva il Figlio.
Cuius ánimam geméntem, La sua anima gemente,
contristátam et doléntem rattristata e dolente
pertransívit gládius. trafisse una spada.
O quam tristis et afflícta Oh quanto triste e afflitta
fuit illa benedícta fu la benedetta
Mater Unigéniti ! Madre dell’Unigenito !
Quae moerébat et dolébat, Quanto piangeva e si doleva
pia mater, cum vidébat la pia madre, vedendo
nati poenas íncliti. le pene del glorioso figlio.
Quis est homo, qui non fleret, Quale uomo non piangerebbe
Christi Matrem si vidéret se vedesse la Madre di Cristo
in tanto supplício? in tanto supplizio?
Quis non posset contristári, Chi non si rattristerebbe
piam Matrem contemplári nel vedere la pia Madre
doléntem cum Filio ? addolorata accanto al Figlio ?
Pro peccátis suae gentis Per i peccati del suo popolo
vidit Jesum in torméntis vide Gesù tra i tormenti
et flagéllis subditum. e sottoposto alla flagellazione.
Vidit suum dulcem natum Vide il suo dolce nato
moriéntem desolátum, morire desolato
dum emísit spíritum. mentre esalava lo spirito.
Eia, mater, fons amóris, Fa, madre, fonte d’amore
me sentíre vim dolóris ch’io provi lo stesso dolore
fac, ut tecum lúgeam. fa che assieme a te io pianga.
Fac, ut árdeat cor meum Fa che bruci il cuore mio
in amándo Christum Deum, nell’amare Cristo Dio
ut sibi compláceam. perché se ne compiaccia.
Sancta Mater, istud agas, Santa Madre, fa in maniera
crucifíxi fige plagas di segnare le piaghe del crocifisso
cordi meo válide. fortemente nel mio cuore.
Tui Nati vulneráti, Del tuo Figlio straziato
tam dignáti pro me pati, per me degnatosi di soffrire tanto
poenas mecum dívide. con me le pene condividi.
Fac me vere tecum flere, Fa che possa io piangere con te
Crucifíxo condolére condolermi per il CROCIFISSO
donec ego víxero. finché vita avrò.
Iuxta crucem tecum stare, Sotto la croce con te
te libenter sociáre associarmi a te
in planctu desídero. nel pianto io desidero.
Virgo vírginum praeclára, Vergine più amata tra le vergini,
mihi iam non sis amára, non essere così amara con me,
fac me tecum plángere. fammi piangere con te.
Fac, ut portem Christi mortem, Fa che io porti la morte di Cristo
passiónis fac me sortem e la sorte della sua passione
et plagas recólere. e possa ricordarmi delle sue piaghe.
Fac me plagis vulnerári, Fa che possa ferirmi delle sue ferite
cruce hac inebriári inebriarmi nella stessa croce
et cruóre Fílii. e del sangue del Figlio.
Flammis urar ne succénsus, Ch’io non possa ardere nelle fiamme
per te, Virgo, sim defénsus grazie a te, Vergine, sia da te difeso
in die iudícii. nel giorno del giudizio.
Fac me cruce custodíri Fa che sia protetto dalla croce
morte Christi praemuníri, e premunito dalla morte di Cristo,
confovéri grátia. possa consolarmi della grazia.
Quando corpus moriétur, Quando il corpo morirà
fac, ut ánimae donétur fa che all’anima sia donata
paradísi glória. Amen. la gloria del paradiso. Così sia. AMEN

 

 

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